giovedì 5 febbraio 2026

Il buon samaritano

 

Tra le parabole più celebri e significative di Gesù troviamo quella del Buon Samaritano, narrata nel Vangelo di Luca (10,25-37). Questo racconto non è solo una storia morale, ma un insegnamento profondo sulla misericordia, l’amore e la vera comprensione del comandamento di Dio: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

La parabola nasce da una domanda: un dottore della legge chiede a Gesù cosa deve fare per ereditare la vita eterna. Gesù risponde chiedendo cosa dice la Legge, e l’uomo cita: “Ama Dio con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso”. Cercando di giustificarsi, chiede: “E chi è il mio prossimo?” È a questo punto che Gesù racconta la parabola, capace di rispondere non solo alla domanda, ma di svelare il cuore della misericordia divina.

Gesù racconta di un uomo che viaggiava da Gerusalemme a Gerico e che viene assalito dai ladri: picchiato, derubato e lasciato mezzo morto sul ciglio della strada. Due figure rispettate della società – un sacerdote e un levita – passano accanto all’uomo ferito senza aiutarlo. Entrambi hanno motivazioni religiose o di prudenza, ma Gesù mostra che la religione formale o il rispetto delle regole non sostituiscono la compassione e l’amore concreto. La fede senza azione è incompleta.

Poi arriva un samaritano. Nella mentalità dell’epoca, Samaritani e Giudei erano divisi da profonde inimicizie etniche e religiose. Nonostante ciò, il samaritano si ferma, si china sul ferito, cura le sue ferite, lo mette sul proprio animale, lo porta a un albergo e paga per la sua assistenza. Qui emerge il cuore della parabola: l’amore vero non conosce confini, barriere culturali o pregiudizi. Il prossimo non è solo chi ci è simile, ma chi ha bisogno di aiuto, indipendentemente da origine, religione o condizione sociale.

Il gesto del samaritano è concreto e completo. Non si limita a compassione astratta, ma agisce: tocca, cura, accompagna e sostiene. Questo ci insegna che la misericordia richiede azione, non parole vuote. Il Vangelo non è solo insegnamento morale, ma chiamata a trasformare la vita attraverso gesti di carità e amore.

Gesù conclude la parabola invitando a imitare il samaritano: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. Non basta pensare di amare il prossimo: bisogna mettersi in cammino, riconoscere il bisogno dell’altro, farsi prossimo con azioni concrete. Questo è il cuore della vita cristiana: amore operativo, attivo, senza riserve, capace di superare ostacoli e paure.

La parabola del Buon Samaritano è straordinaria anche perché rovescia le aspettative sociali e religiose. Il ferito è salvato non da chi avrebbe dovuto proteggerlo secondo le regole, ma da chi agisce secondo l’amore autentico. Gesù mostra che Dio giudica il cuore, non l’apparenza. La fede vera si manifesta nella cura, nella disponibilità e nell’attenzione agli altri.

Inoltre, la parabola ci invita a riflettere sul nostro atteggiamento verso chi soffre. Quante volte, come il sacerdote o il levita, passiamo accanto a chi ha bisogno senza fermarci? La logica del Vangelo sfida le nostre comodità, le nostre paure e i nostri pregiudizi. Ci chiama a vedere in ogni persona il volto di Dio, a riconoscere la dignità nascosta e a rispondere con generosità.

Il samaritano non solo assiste il ferito, ma si prende cura di lui fino al completo ristabilimento, pagando personalmente le spese necessarie. Questo è simbolo dell’impegno totale che l’amore autentico richiede. Non basta un gesto superficiale: la carità vera implica sacrificio, dedizione e responsabilità. La parabola ci insegna che il servizio verso il prossimo non può essere limitato, ma deve essere completo, attento e continuo.

In sintesi, la parabola del Buon Samaritano ci insegna:

* L’amore verso il prossimo supera barriere culturali, religiose e sociali.

* La fede autentica si manifesta nelle azioni concrete, non solo nelle parole.

* Il prossimo è chiunque abbia bisogno, anche chi ci sembra “diverso” o estraneo.

* La misericordia richiede impegno, sacrificio e disponibilità a farsi prossimo.

Oggi, la parabola continua a parlare con forza. Ogni cristiano è chiamato a guardare chi è ferito, solo o bisognoso, e a rispondere con gesti concreti di amore. La vita quotidiana offre molte occasioni: una parola di conforto, un aiuto concreto, una presenza attenta e solidale. Imparare dal Buon Samaritano significa rendere visibile l’amore di Dio nel mondo, diventando strumenti di luce, speranza e guarigione.

Il messaggio di Gesù non è solo morale, ma trasformativo. Guardando la parabola, comprendiamo che la vera santità non si misura con titoli religiosi o osservanza superficiale, ma con la capacità di amare concretamente chi è nel bisogno. Il Buon Samaritano diventa modello per ogni cristiano: fede, azione e compassione unite in un solo gesto di amore.

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