giovedì 5 febbraio 2026

La piscina di Siloe


Uno dei miracoli più straordinari di Gesù è la guarigione del cieco nato alla piscina di Siloe, narrata nel Vangelo di Giovanni (9,1-41). Questo evento non è solo un prodigio fisico, ma un segno potente della luce divina che porta vita, conoscenza e verità spirituale a chi vive nell’oscurità. La storia rivela il cuore compassionevole di Gesù, la Sua autorità divina e il cammino di fede necessario per riconoscere la Sua presenza.

Il cieco nato non conosceva la luce della vista. La sua vita era segnata da difficoltà e da una condizione di esclusione sociale: essere ciechi significava dipendere dagli altri e spesso vivere nell’emarginazione. La folla e i vicini osservavano la sua condizione come una realtà immutabile, e persino i discepoli chiedono a Gesù: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” Gesù risponde chiaramente che la cecità non è una punizione, ma un’occasione affinché le opere di Dio si manifestino attraverso di lui.

Il Signore prende un approccio concreto e straordinario. Sporca di fango gli occhi del cieco con la saliva, lo manda alla piscina di Siloe e gli dice di lavarsi. Questo gesto, apparentemente semplice, è carico di significato: Dio utilizza mezzi concreti, esperienze materiali e azioni umane per portare guarigione e trasformazione. Il miracolo richiede fede attiva: il cieco deve compiere l’atto di lavarsi, accogliendo l’iniziativa di Gesù con fiducia.

Quando il cieco obbedisce, improvvisamente riacquista la vista. Questo momento è simbolico non solo della guarigione fisica, ma anche della luce spirituale che entra nella vita dell’uomo. La cecità non era solo fisica: era anche metafora della condizione dell’uomo lontano da Dio. Ora, alla vista ritrovata, il cieco percepisce la realtà in modo nuovo, scopre la verità e riconosce Gesù come fonte di vita e luce.

Il miracolo provoca stupore e discussione tra i vicini e i capi religiosi. Alcuni non credono che sia davvero lui, mentre altri cercano di mettere in dubbio l’origine del miracolo. Questo ci insegna che la rivelazione divina può incontrare resistenze e incomprensioni. La luce di Cristo non sempre è immediatamente riconosciuta da chi giudica solo con occhi esteriori e tradizioni religiose, senza aprire il cuore alla verità.

Un aspetto importante di questo miracolo è il processo di discernimento del cieco guarito. Egli non solo recupera la vista, ma cresce nella fede: prima vede con gli occhi fisici, poi riconosce Gesù come Figlio di Dio. Il miracolo diventa così un cammino di conversione progressiva: la fede si sviluppa attraverso l’esperienza concreta, l’incontro personale con Gesù e la capacità di testimoniare ciò che è stato ricevuto.

La guarigione alla piscina di Siloe insegna anche la relazione tra obbedienza, fede e azione. Il cieco deve compiere un gesto concreto, andare alla piscina, lavarsi e accogliere la parola del Signore. La fede non è astratta: si manifesta attraverso il coraggio di agire secondo la volontà di Dio, anche quando non comprendiamo pienamente i metodi o i tempi.

Inoltre, questo miracolo sottolinea il potere trasformante della luce di Cristo. Non solo illumina fisicamente gli occhi, ma apre il cuore e la mente alla verità. La cecità simbolica rappresenta ogni condizione di ignoranza spirituale, di peccato o di chiusura interiore. Gesù porta luce dove regna l’oscurità, e invita ogni persona a riconoscere la Sua presenza come guida e salvezza.

Oggi, questo miracolo continua a parlare a chi si sente nel buio: ogni sofferenza, ignoranza o difficoltà può diventare occasione di incontro con Gesù. La piscina di Siloe diventa simbolo di purificazione, di fiducia e di speranza: lavarsi e obbedire alla parola di Cristo significa aprire la vita alla luce divina, alla verità e alla gioia di essere figli di Dio.

Ogni lettore può riconoscere in questa storia un invito personale: accogliere la luce, seguire la voce di Gesù e lasciare che Egli trasformi la propria vita. Come il cieco di nascita, possiamo passare dalle tenebre alla luce, dall’emarginazione alla dignità, dalla disperazione alla gioia. Gesù chiama ancora oggi con parole semplici e potenti: “Vai, lavati alla piscina… e vedrai la vita nuova.”

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