Tra le pagine più luminose e decisive del Vangelo c’è senza dubbio il racconto dell’Annunciazione. In un momento silenzioso della storia, lontano dai palazzi del potere e dagli occhi del mondo, Dio sceglie di entrare nella vita dell’uomo in un modo sorprendente: attraverso una giovane donna di Nazaret, Maria, promessa sposa di Giuseppe. È qui che risuona una delle notizie più sconvolgenti e consolanti di tutta la Scrittura.
L’angelo Gabriele viene inviato da Dio non a una regina o a una donna influente, ma a una ragazza semplice. Il suo saluto è già una rivelazione: “Rallégrati, piena di grazia, il Signore è con te”. Maria non comprende subito il senso di quelle parole. Il Vangelo ci dice che ella rimane turbata. Non è paura sterile, ma stupore profondo davanti a un’iniziativa divina che supera ogni previsione umana.
La buona notizia che l’angelo annuncia è chiara e allo stesso tempo sconvolgente: Maria concepirà un figlio per opera dello Spirito Santo. Ella diventerà madre pur rimanendo vergine. Quel figlio sarà chiamato Gesù e sarà il Figlio dell’Altissimo. In poche parole, Dio sta per entrare nella storia non come un’idea o una forza invisibile, ma come una persona reale, fragile, bisognosa di una madre.
Maria ascolta. Non interrompe. Non rifiuta. Fa una domanda semplice e onesta: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Non è incredulità, ma desiderio di comprendere. La risposta dell’angelo non è tecnica, ma spirituale: “Lo Spirito Santo scenderà su di te”. È Dio stesso che agirà. La salvezza non nasce dallo sforzo umano, ma dall’iniziativa gratuita di Dio.
Qui emerge una verità fondamentale della fede cristiana: Dio non si impone, ma chiede consenso. Attende un “sì”. Tutta la storia della salvezza sembra sospesa a quella risposta. Maria non conosce tutti i dettagli, non ha garanzie umane, non sa quali conseguenze sociali e personali comporterà quella maternità. Eppure si affida. Dice: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.
In quel momento avviene l’Incarnazione. Il Verbo si fa carne. L’eternità entra nel tempo. La buona notizia non è solo che Maria sarà incinta, ma che Dio ha deciso di condividere fino in fondo la condizione umana. La gravidanza di Maria diventa il segno visibile di un Dio che non resta lontano, ma si avvicina, che non giudica dall’alto, ma salva dall’interno.
Questo episodio ci insegna anche che Dio spesso agisce nel silenzio e nella discrezione. Maria porta in grembo il Figlio di Dio, ma agli occhi del mondo sembra solo una giovane donna incinta in un villaggio sconosciuto. La grandezza di Dio si nasconde nella semplicità. La vera buona notizia non ha bisogno di clamore per essere reale.
L’Annunciazione parla anche a noi oggi. Ogni volta che Dio entra nella vita dell’uomo, lo fa proponendo, non imponendo. Ogni chiamata divina comporta un rischio, una perdita di controllo, una fiducia radicale. Come Maria, anche noi siamo invitati ad accogliere la Parola, a lasciarla crescere dentro di noi, anche quando non comprendiamo tutto.
Maria non diventa madre solo biologicamente, ma spiritualmente. Accoglie la Parola prima nel cuore e poi nel grembo. Per questo è modello di ogni credente. Anche noi, in modo diverso, siamo chiamati a “generare Cristo” nel mondo, attraverso le nostre scelte, le nostre parole, la nostra fedeltà quotidiana.
La buona notizia annunciata dall’angelo non appartiene solo al passato. È una notizia sempre attuale: Dio è con noi. Dio entra nella nostra storia. Dio si fida dell’uomo. In un mondo segnato dalla paura, dall’incertezza e dal peccato, l’Annunciazione ci ricorda che la salvezza nasce da un sì detto con umiltà e fiducia.
In Maria vediamo che la vera grandezza non consiste nel capire tutto, ma nel affidarsi a Dio. E così, da un grembo umano, comincia la redenzione del mondo. Questa è la buona notizia che continua a risuonare per ogni generazione.

Nessun commento:
Posta un commento