Tra gli episodi
più affascinanti della vita di Gesù bambino troviamo quello narrato nel Vangelo
di Luca: il dodicenne Gesù nel Tempio di Gerusalemme. È un momento che illumina
la sua crescita e la sua identità divina, e allo stesso tempo ci offre lezioni profonde
per la nostra vita spirituale.
La storia si
colloca dopo la festa di Pasqua. Maria e Giuseppe, come ogni anno, salgono a
Gerusalemme per celebrare. Dopo la festa, partono per tornare a Nazaret, ma
Gesù resta indietro senza che i genitori se ne accorgano. Solo a distanza di un
giorno si accorgono della sua assenza. La preoccupazione dei genitori ci rivela
un lato umano di questa storia: persino il Figlio di Dio suscita ansia in chi
lo ama, perché cresce e compie scelte autonome.
Maria e Giuseppe
ritornano subito a Gerusalemme e, dopo tre giorni di ricerca ansiosa, trovano
Gesù nel Tempio, seduto tra i dottori della Legge, mentre li ascolta e pone
loro domande. La scena è straordinaria: un ragazzo di dodici anni che parla con
sapienza a uomini adulti, eruditi nelle Scritture. Gesù non solo ascolta, ma
insegna. Le persone rimangono stupite dalla sua comprensione e dalle risposte
che offre.
Questo episodio
mostra due dimensioni di Gesù: la piena umanità e la piena divinità. È ancora
un bambino, con esigenze fisiche e affettive, ma possiede già la consapevolezza
della sua missione. Quando i genitori lo richiamano, Gesù risponde con parole
che sconcertano: “Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle
cose del Padre mio?” (Luca 2,49). In queste poche parole si rivela il suo
cuore: la sua vita è centrata sulla volontà di Dio.
La risposta di
Gesù ci invita a riflettere sul nostro rapporto con Dio. Anche noi, come Maria
e Giuseppe, possiamo rimanere sorpresi dalla sua scelta di vita. Gesù ci mostra
che la vera priorità non è l’ordine umano o la comodità, ma la ricerca e
l’adempimento del progetto divino. Anche a dodici anni, Egli manifesta una
profondità che va oltre la comprensione ordinaria.
Maria e Giuseppe,
pur senza comprendere pienamente, custodiscono tutte queste cose nel loro
cuore. Questo gesto di Maria – meditare e custodire – diventerà un modello di
come accogliere la Parola di Dio: ascoltarla, riflettere, nutrire nel cuore ciò
che supera la comprensione immediata. Anche noi siamo chiamati a questo
atteggiamento di pazienza e di ascolto attento.
Gesù nel Tempio
ci insegna anche l’importanza della formazione spirituale. Non ha bisogno di
dimostrare potere o autorità per essere ascoltato; la sua forza nasce dalla
conoscenza di Dio e dal desiderio di comunicare verità. La sua sapienza è un
frutto della relazione con il Padre. Anche noi, giovani o adulti, possiamo
imparare che crescere nella fede significa dialogare con la Parola, interrogare
le Scritture, porre domande sincere.
Questo episodio
mostra anche il legame tra libertà e responsabilità. Gesù sceglie di restare
nel Tempio: non si tratta di disobbedienza, ma di una consapevole decisione di
seguire il cammino della volontà del Padre. La libertà autentica comporta
sempre responsabilità: fare ciò che è giusto, anche se costa fatica o provoca
preoccupazione a chi ci ama.
La meraviglia
degli anziani dottori della Legge ci ricorda che Dio spesso parla attraverso
chi non sembra potente o importante. Un ragazzo di dodici anni stupisce gli
adulti con la profondità delle sue parole. Questo episodio ci invita a non
sottovalutare nessuno, a riconoscere che la saggezza di Dio può emergere nei luoghi
e nei tempi più inattesi.
La permanenza di
Gesù nel Tempio segna anche un passaggio verso l’età adulta. Dodici anni è
l’età in cui il ragazzo ebreo diventa responsabile davanti a Dio secondo la
tradizione. Gesù compie questo passaggio mostrando che la sua vita è
completamente offerta al Padre. La crescita umana e spirituale vanno insieme:
l’esperienza, l’ascolto, la riflessione e l’obbedienza sono la scuola in cui si
forma la santità.
Infine, questo
episodio ci ricorda che il cammino della fede non sempre è immediatamente
comprensibile. Maria e Giuseppe non comprendono del tutto le parole di Gesù,
eppure si fidano e custodiscono nel cuore ciò che Dio manifesta. Anche noi
possiamo vivere momenti di incertezza o di sorpresa, eppure siamo chiamati a
custodire, ascoltare e seguire con fede.
Gesù maestro di
dodici anni ci invita a una vita di ascolto, di dialogo e di ricerca della
volontà di Dio. Non bisogna aspettare grandi età o poteri straordinari per
servire Dio. Anche nei gesti quotidiani, nell’ascolto delle Scritture, nella
curiosità sincera, possiamo incontrare il Signore e ricevere da lui insegnamento
e luce.
In questo piccolo
grande episodio, il Figlio di Dio ci mostra che la vera sapienza non nasce
dall’orgoglio umano, ma dall’apertura al Padre. Crescere in età, in conoscenza
e in santità significa imparare a discernere la voce di Dio, a meravigliarsi di
fronte alla Parola e a custodirla nel cuore.

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